Per continuare con la linea dolce-salato e con l’omaggio a un’altra terra che per me è una seconda casa, vi offro questa ricetta di uno speciale e prelibato dolce sardo:

Una sfoglia di grano duro all’uovo, un ripieno e una glassa sono gli elementi che fanno di questi grossi ravioli tondeggianti i dolci più rappresentativi della tradizione pastorale sarda, preparati dalle donne, soprattutto in passato, per festeggiare il ritorno dei loro uomini dalla transumanza.  Il nome si fa derivare dal dialettale “seu” ovvero “sego”, che richiama la lucentezza data alle frittelle dalla glassa di miele di corbezzolo. Nella loro preparazione i dettagli sono importanti: perché il gusto sia fedele alla tradizione il pecorino deve essere leggermente fermentato, ed il dolcetto fritto nell’olio d’oliva isolano dall’aroma di cardo.  Nella Barbagia vengono chiamate “Seadas” mentre nella zona di Cagliari il nome varia in “Sebadas”, ma la loro diffusione tocca tutta la regione. Tratto da qui

Queste nella foto sono state gentilemente fatte e offerte dai vicini di tenda e vi assicuro che erano deliziose!!  

 

INGREDIENTI

  • 1 Kg. di formaggio pecorino fresco (4-5 giorni di stagionatura);
  • la buccia grattugiata di due grosse arance; 
  • mezzo Kg. di semola fina;
  • 3 uova intere;
  • qualche cucchiaiata di strutto fresco;
  • olio d’oliva per friggere;
  • 1 pizzico di sale sciolto in una cucchiaiata d’acqua;
  • miele: mezzo Kg.

PREPARAZIONE

Impastare la semola con le uova, il sale sciolto in poca acqua tiepida e lavorarla a lungo prima di aggiungere lo strutto, che va fatto assorbire dall’impasto a piccole dosi e in quantità sufficiente a renderlo morbido e malleabile.

Ottenuta la consistenza voluta, tirare la pasta in sfoglie sottili e da queste ritagliare dei dischi del diametro di dieci centimetri. Grattugiare il formaggio e la buccia d’arancia e miscelare bene i due elementi. Distribuire due cucchiaiate della miscela ottenuta al centro di metà dei dischi di pasta preparati, sovrapporci l’altra metà dei dischi, saldandone bene la circonferenza. Quest’ultima operazione viene notevolmente facilitata se si umetta lievemente con un dito immerso di volta in volta in poca chiara d’uovo, il bordo della sfoglia di base della “sebada”. Riempire di olio d’oliva una larga padella da fritti e friggerci a calore medio, due sebadas alla volta, badando di non farle colorire. Bastano pochissimi minuti infatti perche’ la sebada si gonfi e sulla sua superficie appaiono le prime bollicine. E’ gia’ tempo di estrarle dal grasso.

Si dispongono allora su un piatto di portata si irrorano di miele liquefatto al calore e si servono subito.

 

WICCA

Come i tortelli dolci, questo dolce è perfetto in un banchetto per festeggiare qualsiasi Esbat perché gli ingredienti lunari e perfino la forma! 

Close-up di una sebada tagliata!

ESPAÑOL

Este dulce es típico de Cerdeña, mi segunda casa, y sigue la línea de sabores dulce+salado de la receta anterior.

Es una empanada de queso fresco que, tras la fritura, se rocía con abundante miel fundida y se sirven calientes. Son realmente un postre especial y deliciosa.

En cuanto a los símbolos wicca, nuevamente es un postre lunar que puede ser perfecto para celebrar cualquier Esbat, ya que sus ingredientes potencian la fuerza del plenilunio.