L’arte di panificare é cosa di famiglia, visto che da parte di padre la professione é stata quella legata al panettiere un po’ per tutti, ognuno a modo suo. Da brava cuoca a tempo perso e ferrea conservatrice delle mie origini, in questi giorni mi sono cimentata nella panificazione anch’io. Mi é sembrata inoltre un’ottima forma per festeggiare anche un po’ Beltane e l’inizio del periodo in cui la Dea Madre prepara i suoi frutti con la primavera.

I miei di frutti, in quanto a pane, sono… diciamo discreti. Il primo tentativo nemmeno lo commento dopo la qualfica di mio padre che nel vedere le foto dei miei panini li ha chiamati “quei piccoli aborti”… Invece il secondo tentativo iniziava a assomigliare terribilmente al pane e, come vedete dalla foto, non era niente male. Me lo sono goduto impastando, lievitando, cuocendo e mangiando, ma credo che quel che mi ha reso piú felice é stato il profumo. Profumo di casa, di infanzia, di nonna, di furti che scottano tra le mani. Che bei ricordi!

Con questo breve post invito tutti a provare l’esperienza, ne vale la pena. Assolutamente non scrivo nessuna ricetta perché ormai è provato che il pane non ha ricette, va fatto con il cuore e qualche buon consiglio. E’ l’unico modo per farlo davvero buono. Grazie, papá!