L’Eremita rappresenta l’inseguimento calmo e solitario della conoscenza interiore. È un cercatore dei significati più veri e profondi di tutte le cose.

Rifletto.

La carta dell’eremita, la nona dei tarocchi, è uan carta che mi fa riflettere, che parla di solitudine, di ricerca, di meditazione, di saggezza. La sua è una solitudine proficua, voluta e necessaria per guardarsi dentro, per ascoltarsi, per scoprirsi e per conoscersi.

 Rifletto.

Non mi è mai piaciuta la solitudine, ma ora scopro che quella dell’eremita è necessaria e imprescindibile per stare bene. Scopro con lo yoga e con la meditazione quanto è difficile dire “Stop” spegnere tutto, rilassarsi, rilassarsi, rilassarsi e ascoltare il silenzio, quello che dice mille cose.

Allora penso che la posizione del loto per me è ancora impossibile, ma che credo che i buddisti hanno capito tutto quando parlano del vipassana e del ritiro per la disintossicazione dalla parola: 10 giorni in mezzo alla natura senza poter parlare, leggere, scrivere e magari nemmeno pensare. Purificarsi dalla parola e dai sensi. Giuro che prima o poi riuscirò a provare quest’esperienza, io, la filologa petulante.

Per il momento spengo la luce, accendo un incenso, mi siedo comoda, respiro e ripeto il famoso mantra OM MANI PADME HUM, i cui principi si sgranano così:

OM: meditazione

MA: pazienza

NI: disciplina

PE: saggezza

ME: generosità

HUNG: diligenza