La Legge del Tre, anche chiamata Legge del Ritorno, è forse uno degli aspetti etici più controversi della Wicca. La premessa di base è che qualunque cosa facciamo alla fine ci torna indietro, spesso con una forza maggiore (per esempio tre volte tanto). Se agiamo bene, avremo indietro del bene, se causiamo danno, ci poniamo a rischio di essere danneggiati. Dal punto di vista etico, equivale alla Regola d’Oro: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Tuttavia, nel caso della Legge del Ritorno, vi è in pratica una ricompensa o una punizione legata alle proprie azioni, in particolar modo allorché si lavora magicamente.

Il dibattito circa la validità della Legge del Ritorno e le sue variazioni prende molte forme. Alcuni ritengono che sia stata creata per controllare i nuovi iniziati che apprendevano a lavorare con la magia, laddove altri la ritengono un residuo del pensiero Cristiano, provenendo la maggior parte degli Wiccan da una cultura Cristiana. Comunque, molti Wiccan oggi – includendo alcuni autori e “capi di comunità”, prendono la legge del tre in senso piuttosto letterale.

Partendo dall’idea che “raccogliamo ciò che abbiamo seminato”, generalmente accettata tra gli Wiccan, la Legge del Ritorno può legittimamente essere considerata un credo fondamentale. Ad ogni modo, è bene sapere che non si tratta di un credo necessario o universalmente accettato nell’ambito dell’Arte.

 

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Debito karmico

Sebbene la reincarnazione sia generalmente ritenuta un punto centrale nella Wicca moderna, un’importanza assai minore viene normalmente attribuita al processo in sé, e molti Wiccan e pagani hanno la tendenza a pensare di esaurire questo “debito karmico” (in mancanza di un termine migliore) nella vita presente.
Nell’Induismo, in cui ha origine il concetto di karma, il karma è un aspetto della reincarnazione ed influenza le condizioni delle nostre vite future. Comunque, poiché alcune streghe non credono che le nostre azioni influenzino le vite future, a volte il karma nella Wicca viene associato con il principio di causa ed effetto solo nell’ambito della vita presente. Questo processo è talora presentato come un “compenso”, allo scopo di evitare confusione con il contesto Indù di karma; ma “compenso” può comportare un’intelligenza esterna dietro il processo, causando di per sé fraintendimenti ancora maggiori.

Un buon esempio in questo senso si può trovare in Stregoneria dall’Interno di Buckland, pubblicato la prima volta nel 1971: “Si crede che ciascuna incarnazione sarà migliore della precedente; cìoè solo progresso, non regresso. A questo concetto se ne associa un altro – un compenso nella vita presente. Si pensa che ciò che viene compiuto ritorni indietro triplicato. Se si fa del bene, allora il bene ritornerà tre volte tanto durante la stessa vita; ma se il male viene compiuto, anch’esso torna triplicato in questa vita.”
Siccome Buckland non credeva che questo “compenso” venisse rinviato (ad altra vita), egli non usava il termine “karma” per descriverlo. Comunque, non tutti gli autori condividevano questo punto di vista ed alcune, come ad esempio i Farrar, sottolineavano come il karma sia un aspetto della reincarnazione, per cui le nostre vite future dipendono da come viviamo la nostra vita presente.

Più enfasi troviamo sulla legge del tre, meno ne viene attribuita al karma, ma queste variazioni tra gli autorisono da attribuire soprattutto alla confusione che oggi si fa utilizzando il concetto di karma, peraltro già poco compreso nell’Occidente, come sinonimo della Legge del Ritorno, o per spiegare come la Legge del Ritorno si manifesti nelle vite future

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Origini della legge

I primi testi sulla stregoneria avevano soprattutto lo scopo di dissipare alcuni delle leggende sulle streghe e si concentravano sulla storia e su alcuni dei principi basilari dell’Arte. Allorché gli autori iniziarono ad approfondire il lato della pratica, molti di loro si presero la libertà di elaborare i dettagli delle proprie fedi. Purtroppo i pochi libri che menzionavano la Legge del Tre, o una delle sue variazioni, si limitavano a dichiarare che si trattava di qualcosa cui le streghe si attenevano.
Tra il 1969 ed il 1971, vennero pubblicate numerose descrizioni della moderna stregoneria da parte di non-streghe (o novizi, o persone molto vicine alle streghe). Sebbene non includessero informazioni particolarmente utili sull’Arte, generarono un interesse – ed un mercato – che pretesero ulteriori dettagli.
Tra gli autori, rispose a questa richiesta Stewart Farrar, che venne successivamente iniziato e divenne una figura molto importante in ambito stregonesco. Nel 1971 il suo libro What Witches Do (Cosa fanno le Streghe) offrì una visione dall’interno della pratica e dei principi magici. Egli fece anche un interessante riferimento all’azione della legge del tre in magia.
“La strega “bianca”, comunque, afferma che il lavoro “nero”, sebbene possa avere inizialmente successo, porta con sé i semi della propria ricompensa. Non solo l’abuso del potere corrompe chi lo utilizza, ma può anche avere un effetto boomerang. E’ un principio occulto ben consolidato che gli attacchi psichici i quali si scontrino contro una difesa più forte, ritornino triplicati all’attaccante. Come con un amplificatore, il feedback può portare ad un urlo di tormento che sovraccarica l’intero circuito”
Steward poi citava Dion Fortune per fornire una spiegazione metafisica all’effetto boomerang della magia “nera”. Fortune descrive l’anima che “si muove con la marea dell’evoluzione” come una ruota che gira in senso orario ed un’anima che si muove contro quella marea come una ruota che gira in senso antiorario. Il normale corso dovrebbe essere da sinistra a destra, ma i lavori “neri” potrebbero invertire il giro. L’avvertimento giunge come ricordo del momentum: una ruota che gira in senso antiorario non può cambiare direzione. “Il momentum deve essere colto e sviluppato ancora prima che un’inversione di giro possa avere luogo”

Estratto da http://www.eclettismo.altervista.org/