Menú de Beltane 2008!

Feliz Beltane 2008!

 

 

Como de costumbre, un rico menù para el aquelarre. Espero que os guste.

Homenaje al Dios Padre: crema de garbanzos.
El renacimiento de la naturaleza: pasta primaveral.
Los primeros frutos de la uniòn: fruta de beltane.
 

    ¡Gira la Rueda!

    Indagine per il pubblico italiano

     

    Ciao a tutti!

    Innanzitutto grazie, perché vedo che i lettori italiani sono davero tanti ed hanno contribuito tanto ad arrivare ai piú di 10.000 lettori di questo  blog. GRAZIE!!

    Nella barra laterale ho messo un piccolo strumento di inchiesta per conoscere meglio i vostri gusti, quindi vi invito a partecipare all’indagine per adattare meglio la linea editoriali ai vostri gusti!

    É semplicissimo.

    La domanda é:

    Cosa cerchi in questo blog?

    Se cliccate sulla domanda vi appariranno delle opzioni per scegliere la risposta: potete scegliere varie risposte e anche lasciare un commento.

     

    Spero che ci sia utile!

    Un abbraccio

    :)

     

    Homenaje al Dios Padre

    (Ricetta tradotta in italiano alla fine del post: CREMA DI CECI o HUMUS!)

    Para aliviar el tedio de la lluvia del fin de semana, he preparado una comida entretenida a base de fajitas y muchas cositas para rellenar, entre ellas el humus (crema de garbanzos). Esta crema de garbanzos se toma como entrante en Oriente Medio y particularmente en Líbano, y también se come como guarnición de diversos platos. Posiblemente la combinación con fajitas sea un poco revolucionaria, pero yo la he disfrutado mucho, puesto que el fin era entretenerme con la comida. ¡Espero que os guste! 

     

    INGREDIENTES

     

    • 300g de garbanzos secos, tiernos y de muy buena calidad
    • 2 cucharadas de aceite de oliva extra-virgen
    • 1 diente de ajo
    • 1 limón (sólo zumo)
    • 2 cucharadas de perejil picado
    • Sal

    PREPARACIÓN

    Dejar los garbanzos en remojo en agua fría durante 24 horas. Pasado este tiempo, habrá que hacer un sofrito con el ajo picado y añadir los garbanzos escurridos. Cubrirlos con agua y dejarlos cocer con la tapa puesta y a fuego moderado al menos dos horas, hasta que queden muy blandos.

    Cuando estén listos los garbanzos, habrá que escurrirlos, machacarlos muy bien con una espátula de madera hasta que quede una crema suave. Añadir el zumo de limón, la sal y servir templado, decorando con el perejil y si gusta guindilla o pimentón picante.

     

    WICCA

    El garbanzo en sí mismo es redondeado, aplastado por los laterales y posee un pico formado por el relieve de la raicilla. Por estas características se suele decir que el aspecto global del garbanzo se asemeja al de una cabeza de carnero con los cuernos enrollados en los flancos. No en vano muchos de los nombres del garbanzo están en relación con esa forma en cabeza de carnero. Así, la palabra griega κριός significa ‘carnero’ y ‘garbanzo’. Incluso la terminología binomial del garbanzo (Cicer arietinum) deriva de la palabra latina aries que significa precisamente ‘carnero’.

    Este plato entonces es un perfecto homenaje al Dios Padre, al Dios Cornudo, que se fortalece en estos tiempos para prepararse al ritual de vigor y fertilidad de Beltane.

    ITALIANO

    Lasciare in ammollo i 300g di ceci per 24 ore. Fare un soffritto con uno spicchio di aglio ed aggungere i ceci scolati. Aggiungere acqua fino a coprirli e lasciar cuocere a fuoco lento, coperti, al meno un paio d’ore, finchè saranno teneri.

    Quando sono pronti, scolarli e schiacciarli con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una crema spessa. Aggiungere il sale, il succo di un limone e un po’ di prezzemolo tritato. Servire tiepido. 

    Il popolo delle Janas

    Nella tradizione sarda la figura delle janas è una delle manifestazioni culturali della tradizione feerica più antica.

    La leggenda narra che il popolo delle janas (fate) viveva sui fianchi delle colline, dentro case scavate nella roccia, le domus de janas, che ancora esistono a centinaia sparse in tutta la Sardegna.
    Non erano fate né streghe, ma un po’ di entrambe. Erano piccolissime donne della grandezza degli uccellini di campo, bellissime, e con la pelle così delicata da dover evitare il sole per non bruciarsi, perciò uscivano solo la notte. Avevano lunghe unghie d’acciaio con cui scavavano le loro case, ma delle mani delicatissime con cui tessevano stoffe meravigliose per farne abiti stupendi, di lino e broccato, e con fili d’oro e d’argento.

    Venivano da paesi misteriosi, da cui erano giunte in tempi assai remoti con appresso immensi tesori. Si dice che raramente uscivano dalle loro domus, e ancor più raramente socializzavano con gli esseri umani. Talvolta di notte volavano silenziose fino alle case degli uomini, entrandovi dalle finestrelle aperte e dalle fessure per curiosare; se qualche umano attirava la loro attenzione, lo chiamavano e lo invitavano a seguirle per mostrargli i loro tesori, rischiarando il cammino con i loro corpicini luminosi.

    Nelle loro case gli uomini potevano vedere oggetti meravigliosi, ma non potevano toccarli perché oro e gioielli si sarebbero immediatamente tramutati in cenere. Per poter prendere qualche oggetto prezioso bisognava tornare nelle domus di giorno, muniti di un rosario, un crocifisso o altro oggetto benedetto. Mai tentare di derubarle con la forza o l’astuzia: la vendetta delle janas era terribile.

    Presso Tonara esistevano le chiamate malas janas, crudelissime, che catturavano con incantesimi i viandanti per darli alla loro regina, la jana maìsta, che si nutriva di sangue umano per poi si rinchiudersi in una grotta e partorire altre janas.

    Si dice che le malas janas si estinsero presto; le altre fate, invece, durarono più a lungo e vissero in pace e armonia con gli esseri umani fino all’epoca dei Pisani. Spesso scendevano dalle loro domus per danzare con gli uomini al suono delle launeddas, antichi strumenti musicali che accompagnavano i canti e i balli delle feste.

    Italia 2008

    *Piccola parentesi post-elettorale*

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