L’orzo
31 mar 2008 1 comentario
L’orzo si distingue dagli altri cereali per il notevole contenuto di fibre e soprattutto di quelle solubili. Insieme all’avena, è il cereale con il più basso indice glicemico.
L’orzo si gonfia moltissimo durante la cottura: questa caratteristica, unita alla notevole quantità di fibre, consente di preparare zuppe e minestre molto sazianti e ipocaloriche.
In commercio si trovano due tipi di orzo.
L’orzo mondo o mondato o decorticato, che richiede una lunga cottura e un ammollo preventivo, contiene più fibre, sali minerale, vitamine, e meno calorie.
L’orzo perlato subisce un processo di raffinazione (simile alla sbiancatura del riso) atto a rimuovere la parte più esterna. Può essere utilizzato senza ammollo preventivo e la cottura è più breve.
L’orzo perlato si trova ovunque, quello decorticato solo nei negozi specializzati in sementi e in quelli di cibi biologici.
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PREPARAZIONE
L’orzo perlato richiede un tempo di cottura di 30 minuti circa, mentre quello decorticato va messo in ammollo per una notte e cotto per 45 minuti circa.
Si puà cucinare come ingerdiente principale di uan zuppa o minestra, ma è ottimo anche cotto da sole (come fosse riso) con un soffritto di verdure, una salsa o in insalata.
PROPRIETÀ MEDICINALI
L’orzo è molto facile da digerire ed è altamente energetico, tanto che in passato veniva utilizzato in tutti gli ospedali.
Inoltre facilita la concentrazione e l’attività cerebrale in quanto contiene magnesio, fosforo, potassio, vitamina PP, E, calcio e ferro.
L’orzo è ricchissimo di proprietà curative: è rimineralizzante delle ossa (è ricchissimo di fosforo), previene le affezioni polmonari e cardiovascolari, è nutriente e tonico, ed è molto indicato in caso di gastriti, coliti e cistiti.
I principi attivi presenti sono: ordenina (alcaloide), ordeina, maltosio, destrina.
L’orzo ha spiccate proprietà antinfiammatorie ed emollienti, e agevola il sistema immunitario grazie alla sua abilità nel contrastare le infiammazioni. Sono ben note le caramelle d’orzo contro il mal di gola, ma l’azione antinfiammatoria si esercita anche sul sistema digerente e urinario.
L’ordenina, contenuta specialmente nel malto d’orzo (semi d’orzo germinati), stimola la circolazione periferica e ha anche un effetto bronchiolitico grazie alla vasocostrizione. L’ordenina esercita anche un’azione antisettica sull’intestino.
Il decotto utilizzato sotto forma di gargarismi aiuta nei casi di angina e di infiammazioni della cavità orale. Il decotto viene usato anche per impacchi sugli occhi arrossati.
L’orzo ha anche proprietà lassative.

STORIA E CURIOSITÀ
La storia dell’orzo affonda le proprie radici nelle origini dell’uomo. In cucina l’orzo è un alimento molto usato. In campo estetico il decotto si usa sulle pelli arrossate come decongestionante. Dal seme si ottiengono la semola ed i fiocchi, mentre dalle cariossidi tostate e macinate si ricava un caffé dalle proprietà nutrienti senza peraltro essere eccitante.
L’Orzo, conosciuto da più di dodici millenni, è originario dell’Asia occidentale e Africa occidentale e si diffuse rapidamente nel bacino mediterraneo, come narra Plinio, quale cibo speciale per i gladiatori, che venivano, infatti chiamati, “hordearii” cioè mangiatori d’orzo.
Fu uno dei rimedi più utilizzati da Ippocrate che ne tesse gli elogi nel Regime delle malattie acute: “Sembra dunque che il decotto d’orzo sia stato correttamente prescelto tra le vivande cereali in questi morbi e io lodo quelli che lo hanno prescelto. Il suo glutine infatti è liscio, consistente e confortante, fluido e umido misuratamente, dissetante e di facile escrezione, se ce ne fosse bisogno; non comporta astringenza né brutta agitazione, né rigonfia il ventre.”
Il decotto di orzo è ancor oggi conosciuto come la “tisana di Ippocrate”, recenti esperienze cliniche confermano che la frazione mucillaginosa dell’Orzo concentra e amplifica le proprietà curative del decotto serbando totalmente il tropismo elettivo (il movimento in risposta a uno stimolo esterno) per il lume intestinale. In caso di assunzione di rimedi probiotici (cioè naturali, come appunto Wonderup) la mucillagine di Orzo ne facilita e migliora l’azione.
Quest’informazione è stata tratta dai seguenti siti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Hordeum_vulgare#Propriet.C3.A0_nutrizionali
Los garbanzos de la Señora de Don Julio
23 mar 2008 3 comentarios
Esta es una receta que me manda Claudio y que es de su mamà, “la señora de Don Julio”, asì que, ya que yo estoy de vacaciones, deboa agradecer esta colaboracion chilena al blog. Gracias Claudio!

INGREDIENTES
- 1 taza de garbanzos secos
- agua tibia
- ½ cubito de caldo
- ½ zanahoria rallada
- ¼ de un pimiento rojo pequeño
- 1 papa (patata) mediana
- 1 diente de ajo
- 3 puñados de arroz
- aceite de girasol (maravilla)
- 1 pizca de comino y orégano
- Sal a gusto
PREPARACIÓN
Luego de una noche de remojo partiendo de agua tibia, poner a cocer los garbanzos en una olla grande, al menos, unos cuarenta minutos. Cuando, al probarlos, los garbanzos estén “mantecosos” significa que la cocción está completa. Colar y reservar. Hacer un sofrito con el aceite de girasol, la zanahoria rallada, el ajo molido, las papas peladas, lavadas y cortadas en cubitos y el pimiento picado muy fino.
Cuando todo esté bien cocido unir los garbanzos y dar unas vueltas en el sofrito. Agregar agua tibia hasta tapar todo. Poner a fuego fuerte y cuando hierva agregar la mitad de una pastilla de caldo (el famoso “secreto de la abuela”) y los tres puñados de arroz, revolver y dejar cocer todo a fuego mínimo durante veinte minutos para cocer el arroz. Dejar reposar unos minutos. Pueden servir en el mismo día pero realmente donde quedan increíbles es al otro día: maravilla de maravillas.
WICCA
La Señora de don Julio es mi mamá. Mi mamá, he de confesar, es bruja, aunque claro, ella no lo sabe. Siempre ha tenido la conciencia de la economía y, en los platos, ha llegado a cocinar con suma mesura, casi siguiendo el Tao o la cocina neo-macrobiótica, nada de excesos ni despropósitos, la comida debe saber a los ingredientes y no a los aliños.
Este plato, de campo chileno, es ideal para cuando la bruja necesita aprender mesura y tino, porque más no significa mejor y, algunas veces, de los ingredientes más humildes se pueden lograr los resultados más sabrosos. Plato del Camino del Medio, ese que lleva derechito a los Dioses.
Menú de Ostara
17 mar 2008 Dejar un comentario
in Aquelarres

Menù sencillo y ligero a base de verduras primaverales, huevos, leche y fresas, los ingredientes tradicionales para celebrar el renacimiento de la naturaleza de Ostara.
Gira la rueda!
Brotes de primavera
14 mar 2008 3 comentarios
in Aquelarres, Platos para meditar
Os propongo una receta perfecta para entrar en sintonia con el equinoccio de primavera que està a punto de llegar, y que es el tiempo de plantar las semillas, de poner los cimientos de aquello que queremos que nazca en nuestra vida.
¿Qué mejor que unos brotes de alubias (judías , porotos, fagioli), reconstituyentes y llenos de promesas?

INGREDIENTES
- 1 tazas de alubias o secas
- agua
- 1 puerro
- 1 trocito de pimiento rojo picado fino
- aceite de oliva extra-virgen
- sal
- gomasio
PREPARACIÓN
Luego de una noche de remojo, poner las alubias en un tarro de cristal con un poquito de agua que apenas las cubra y dejarlas en la ventana para que le de la luz solar; retirar de noche y tapar con un trapo. A la mañana siguiente repetir el procedimiento pero esta vez solo humedeciendolas, pues, de lo contrario, se pudren. Al cabo de unos de días las alubias deberían brotar, entonces es cuando se pueden comer.
Hacer un sofrito con el aceite, el puerro y el pimiento picados muy finos. Unir las alubias bien lavadas, sin cocer pues no hace falta, aliñar con sal y gomasio según el gusto.
WICCA
Ostara, el equinoccio de primavera es el momento en que el útero de la Diosa esta preparado para recibir las semillas del Dios y e inundar de vida el universo.
Es un tiempo de nacimiento y renovación, tiempo para dejar atrás lo que nos impide realizar nuestros proyectos y propósitos, coger las riendas de nuestra vida y organizarnos para plantar las semillas de los proyectos que mas tarde cosecharemos.
Curare un’infiammazione delle vie urinarie con le erbe
09 mar 2008 2 comentarios
UVA URSINA o GAYUBA

Nome latino: Arctostaphylos uva-uris L. – Famiglia Ericaceae
Nome comune: Uva ursina, gayuba
Parti usate: le foglie
Tipologia: è un piccolo arbusto sempreverde dal fusto strisciante sul terreno che può arrivare al metro. Le foglie sono lisce e lucide. Cresce dalla zona montana a quella Alpina fino alla Campania nei pascoli e fra le pietre. Le foglie ben sviluppate si raccolgono in luglio-agosto, evitando quelle troppo piccole. Il significato del nome si riferisce ai frutti carnosi di cui gli orsi sono ghiotti.
Principi attivi: tannini, resine, saponine, glucosidi, flavonoidi, acido ursolico, sali potassici.
Proprietà: astringente, disinfettante, antiinfiammatorio
Utilità: secondo la fitoterapia moderna è il migliore antiinfiammatorio delle vie urinarie con una
combinata azione antisettica.
I preparati a base d’Uva Ursina sono indicati per le infiammazioni dell’apparato genito-urinario: cistiti, uretriti, nefriti, incontinenza, ritenzione urinaria, ipertrofia della prostata e leucorrea, favoriscono anche l’eliminazione della renella e di piccoli calcoli renali.
E’ un rimedio molto valido, ma l’uso scorretto può dar luogo a fenomeni irritativi ed allergici perciò è consigliato il controllo medico.
Esternamente è un ottimo astringente e antiinfiammatorio.
Uso interno: (foglie) per purificare e decongestionare l’apparato genito-urinario.
Infuso: 1-1,5 g in 100 ml d’acqua. Due-tre tazze al giorno.
Tintura: 20 g in 100 ml d’alcool di 20° (a macero per 8 giorni). Due-tre cucchiaini al giorno.







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