Mandala

Il Mandala è un disegno composto dall’associazione di diverse figure geometriche.

I Mandala sono uno splendido modo di disegnare e colorare adatto a tutti. Le forme e i colori dei mandala sono un invito al gioco e permettono di concentrarsi, riacquistando equilibrio e stabilità.
Grazie alle forme asimmetriche che nascono attorno ad un centro, le persone mentre colorano riescono a rilassarsi, a concentrare e a dilatare la mente, ritrovando la calma e l’equilibrio necessari per una crescita armonica di tutto il loro essere.

Il mio primo mandala

Il mio primo Mandala

Il Mandala rappresenta secondo i buddhisti il processo secondo cui il cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. I buddhisti riconoscono, però, che i veri Mandala possono essere solamente mentali, le immagine fisiche servono per costruire il vero Mandala che si forma nella mente della gente e vengono consacrate solo per il periodo durante il quale è utilizzato per il servizio religioso.

Al termine del lavoro, dopo un certo periodo di tempo, il mandala viene semplicemente “distrutto”. Questo gesto vuole ricordare la caducità delle cose e la rinascita, essendo la forza distruttrice, anche una forza che da la vita.

(Esempio di yantra induista)

Il termine Mandala (lett. cerchio) si ritrova in varie culture, tra cui quella buddhista, mentre il corrispettivo induista è lo Yantra (lett. strumento). Lo Yantra è simile al Mandala, tuttavia le due tecniche si differenziano per la complessità: lo Yantra è molto più schematico, limitandosi ad usare figure geometriche e lettere in sanscrito, mentre nel Mandala sono rappresentati anche – in maniera talvolta particolareggiata – luoghi, figure ed oggetti.

Non vi è al mondo un altro disegno simbolico così universale come il mandala; esiste da sempre, compare in tempi diversi e in ogni cultura visto che il più antico mandala sin qui conosciuto è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Ma mirabili esempi di mandala cristiani si trovano già nel primo Medioevo, mostrando perlopiù Cristo nel centro ed i quattro evangelisti o i loro simboli ai quattro punti cardinali. Inoltre possiamo osservare figure mandaliche nei rosoni delle nostre chiese, nei labirinti, nelle forme di certi templi, come pure nei siti etruschi e romani. Anche la natura attorno a noi spesso si presenta sotto forme mandaliche: nella frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi, su nel cielo. Oltre ad essere disegnati i mandala vengono anche “vissuti”: in India esiste la danza del mandala, tra gli indiani Navaho la persona da curare viene collocata al centro del cerchio disegnato sul terreno mentre in occidente l’idea del centro e del cerchio protettivo si ritrova in numerose danze popolari, oltre che nel girotondo dei bambini.

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(Esempio di mandala buddhista)

I Mandala hanno una tradizione antichissima e nello scorso secolo, anche un grande studioso della psicologia occidentale ne ha fatto uno strumento di studio delle personalità dell’uomo. Si parla dello psicanalista svizzero Carl Gustav Jung,che sull’argomento ha scritto 4 saggi dopo averli studiati per oltre venti anni. Secondo Jung durante i periodi di tensione psichica le figure mandaliche possono apparire spontaneamente nei sogni per portare o indicare la possibilità di un ordine interiore. Il simbolo del mandala, quindi, non è solo un’affascinante forma espressiva ma, agendo a ritroso, esercita anche un’azione sull’autore del disegno perché in questo simbolo si nasconde un effetto magico molto antico: l’immagine ha lo scopo di tracciare un magico solco intorno al centro, un recinto sacro della personalità più intima, un cerchio protettivo che evita la “dispersione” e tiene lontane le preoccupazioni provocate dall’esterno. Ma c’è di più; oltre ad operare al fine di restaurare un ordinamento precedentemente in vigore, un mandala persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Come afferma Marie-Luise Von Franz (allieva di Jung), il secondo aspetto è ancora più importante del primo ma non lo contraddice poiché, nella maggior parte dei casi, ciò che vale a restaurare il vecchio ordine, comporta simultaneamente qualche nuovo elemento creativo.

La legge del tre

La Legge del Tre, anche chiamata Legge del Ritorno, è forse uno degli aspetti etici più controversi della Wicca. La premessa di base è che qualunque cosa facciamo alla fine ci torna indietro, spesso con una forza maggiore (per esempio tre volte tanto). Se agiamo bene, avremo indietro del bene, se causiamo danno, ci poniamo a rischio di essere danneggiati. Dal punto di vista etico, equivale alla Regola d’Oro: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Tuttavia, nel caso della Legge del Ritorno, vi è in pratica una ricompensa o una punizione legata alle proprie azioni, in particolar modo allorché si lavora magicamente.

Il dibattito circa la validità della Legge del Ritorno e le sue variazioni prende molte forme. Alcuni ritengono che sia stata creata per controllare i nuovi iniziati che apprendevano a lavorare con la magia, laddove altri la ritengono un residuo del pensiero Cristiano, provenendo la maggior parte degli Wiccan da una cultura Cristiana. Comunque, molti Wiccan oggi – includendo alcuni autori e “capi di comunità”, prendono la legge del tre in senso piuttosto letterale.

Partendo dall’idea che “raccogliamo ciò che abbiamo seminato”, generalmente accettata tra gli Wiccan, la Legge del Ritorno può legittimamente essere considerata un credo fondamentale. Ad ogni modo, è bene sapere che non si tratta di un credo necessario o universalmente accettato nell’ambito dell’Arte.

 

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Debito karmico

Sebbene la reincarnazione sia generalmente ritenuta un punto centrale nella Wicca moderna, un’importanza assai minore viene normalmente attribuita al processo in sé, e molti Wiccan e pagani hanno la tendenza a pensare di esaurire questo “debito karmico” (in mancanza di un termine migliore) nella vita presente.
Nell’Induismo, in cui ha origine il concetto di karma, il karma è un aspetto della reincarnazione ed influenza le condizioni delle nostre vite future. Comunque, poiché alcune streghe non credono che le nostre azioni influenzino le vite future, a volte il karma nella Wicca viene associato con il principio di causa ed effetto solo nell’ambito della vita presente. Questo processo è talora presentato come un “compenso”, allo scopo di evitare confusione con il contesto Indù di karma; ma “compenso” può comportare un’intelligenza esterna dietro il processo, causando di per sé fraintendimenti ancora maggiori.

Un buon esempio in questo senso si può trovare in Stregoneria dall’Interno di Buckland, pubblicato la prima volta nel 1971: “Si crede che ciascuna incarnazione sarà migliore della precedente; cìoè solo progresso, non regresso. A questo concetto se ne associa un altro – un compenso nella vita presente. Si pensa che ciò che viene compiuto ritorni indietro triplicato. Se si fa del bene, allora il bene ritornerà tre volte tanto durante la stessa vita; ma se il male viene compiuto, anch’esso torna triplicato in questa vita.”
Siccome Buckland non credeva che questo “compenso” venisse rinviato (ad altra vita), egli non usava il termine “karma” per descriverlo. Comunque, non tutti gli autori condividevano questo punto di vista ed alcune, come ad esempio i Farrar, sottolineavano come il karma sia un aspetto della reincarnazione, per cui le nostre vite future dipendono da come viviamo la nostra vita presente.

Più enfasi troviamo sulla legge del tre, meno ne viene attribuita al karma, ma queste variazioni tra gli autorisono da attribuire soprattutto alla confusione che oggi si fa utilizzando il concetto di karma, peraltro già poco compreso nell’Occidente, come sinonimo della Legge del Ritorno, o per spiegare come la Legge del Ritorno si manifesti nelle vite future

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Origini della legge

I primi testi sulla stregoneria avevano soprattutto lo scopo di dissipare alcuni delle leggende sulle streghe e si concentravano sulla storia e su alcuni dei principi basilari dell’Arte. Allorché gli autori iniziarono ad approfondire il lato della pratica, molti di loro si presero la libertà di elaborare i dettagli delle proprie fedi. Purtroppo i pochi libri che menzionavano la Legge del Tre, o una delle sue variazioni, si limitavano a dichiarare che si trattava di qualcosa cui le streghe si attenevano.
Tra il 1969 ed il 1971, vennero pubblicate numerose descrizioni della moderna stregoneria da parte di non-streghe (o novizi, o persone molto vicine alle streghe). Sebbene non includessero informazioni particolarmente utili sull’Arte, generarono un interesse – ed un mercato – che pretesero ulteriori dettagli.
Tra gli autori, rispose a questa richiesta Stewart Farrar, che venne successivamente iniziato e divenne una figura molto importante in ambito stregonesco. Nel 1971 il suo libro What Witches Do (Cosa fanno le Streghe) offrì una visione dall’interno della pratica e dei principi magici. Egli fece anche un interessante riferimento all’azione della legge del tre in magia.
“La strega “bianca”, comunque, afferma che il lavoro “nero”, sebbene possa avere inizialmente successo, porta con sé i semi della propria ricompensa. Non solo l’abuso del potere corrompe chi lo utilizza, ma può anche avere un effetto boomerang. E’ un principio occulto ben consolidato che gli attacchi psichici i quali si scontrino contro una difesa più forte, ritornino triplicati all’attaccante. Come con un amplificatore, il feedback può portare ad un urlo di tormento che sovraccarica l’intero circuito”
Steward poi citava Dion Fortune per fornire una spiegazione metafisica all’effetto boomerang della magia “nera”. Fortune descrive l’anima che “si muove con la marea dell’evoluzione” come una ruota che gira in senso orario ed un’anima che si muove contro quella marea come una ruota che gira in senso antiorario. Il normale corso dovrebbe essere da sinistra a destra, ma i lavori “neri” potrebbero invertire il giro. L’avvertimento giunge come ricordo del momentum: una ruota che gira in senso antiorario non può cambiare direzione. “Il momentum deve essere colto e sviluppato ancora prima che un’inversione di giro possa avere luogo”

Estratto da http://www.eclettismo.altervista.org/

Pasta con berenjenas



INGREDIENTES

  • Pasta larga (spaghetti o tallarines)
  • Berenjena, 1 pequeña
  • Tomate natural triturado o pelado
  • Ajo, 2 dientes
  • Guindilla o cayena picante
  • Aceite de oliva extra virgen
  • Sal (a discreciòn)

PREPARACION

Un par de horas antes de ponerse a cocinar lavar la berenjena, cortarla en cubitos y ponerla en un recipiente con sal gruesa. Remover bien y dejar reposar hasta que la sal saque de la verdura todo lo amargo y suelte una aguita negra. Cuando ya se vaya a cocinar hay que lavar bien la berenjena, aplastarla con las manos para que salga todo el jugo amargo y enjuagar de nuevo.

Poner una olla grande de agua a fuego alto. Cuando esté a punto de romper a hervir echar un poquito de sal (gruesa es mejor) y a continuaciòn la pasta. Removerla a menudo con un tenedor grande o con una cuchara de palo para que no se pegue, especialmente durante los primeros minutos.

A parte, en una sarten grande o en un wok, sofreir el ajo un poco aplastado anteriormente con un tenedor para que deje un poquito màs de sabor; añadir la guindilla y la berenjena y dejar que se dore bien todo en el aceite.

Cuando la berenjena esté casi cocida y bien dorada, añadir el tomate natural, salar con moderaciòn (ya que la berejena conservarà seguramente algo de salado de la fase previa) y remover. Dejar cocer hasta que el tomate se haga espeso y tod esté bien amalgamado, removiendo continuamente y a fuego lento.

Escurrir la pasta cuando esté a punto, saltear con la salsa y servir muy caliente.

WICCA

La berenjena, pese a que se conciba comùnmente en la cultura mediterranea como una verdura absolutamente solar, en realidad muestra una serie de caracteristicas que hacen de ella un fruto de la luna y de la noche.

En efecto, la berenjena es originaria de India y fue introducida en el Mediterraneo por el pueblo àrabe badingian (fruto cruzado con la manzana) y siempre sufriò connotaciones muy negativas, que se muestran también en la etimologìa en diversos idiomas occidentales y orientales del término. En latin malum insanum ‘fruto insano’ (que darìa en italiano melanzana) habla de las creencias que desde siempre han rodeado esta verdura tipicamente de clase medio-baja: podìa llevar peste, cefalea, càncer, locura, lujuria desenfrenada y “humores melancolicos”. También es muy difundida la creencia, hasta nuestros dìas, de la peligrosa negrura y amargura de la berenjena debidas al veneno que contiene; por ello se aconseja dejar bajo sal la verdura hasta que quede bien purificada, puesto que la sal desde siempre fue usada para “limpiar” tanto por la bruja como por el ama de casa.

Sus caracterìsticas yesòticas, sexuales, nocturnas y lunares junto con las creencias siniestras que siempre han rodeado esta hortaliza nos pueden dar ideas para numerosos hechizos, aunque quizàs no siempre éstos sigan estrictamente la moral comùn ^^

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